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RECENSIONI
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I Malavoglia - Giovanni Verga

AUTORE: Giovanni Verga
TITOLO: I Malavoglia
GENERE: Romanzo
DESCRIZIONE PERSONAGGI:
I Toscano, detti “Malavoglia”, sono i protagonisti del racconto. La famiglia è composta da Padron ‘Ntoni, il capo della famiglia, persona ricca di conoscenze in fatto di pesca e basa la sua vita sui proverbi. Bastianazzo, il figlio di padron ‘Ntoni, persona dedita al lavoro, molto rispettosa del padre. Maruzza, detta la Longa, moglie di Bastianazzo, brava massaia. ‘Ntoni, figlio maggiore di Bastianazzo e Luca, secondogenito, che ha più giudizio del primo. Mena, detta Sant’Agata, perché lavora sempre al telaio; Alessi, assomiglia molto al nonno, è un ragazzo volenteroso che farà rinascere il nome dei Toscano. Lia, l’ultima nata, è una brava ragazza che però scapperà di casa, sentendosi disonorata. La famiglia vive nella “casa del nespolo” ad Aci Trezza, un paesino di pescatori vicino a Catania. Importanti sono anche Zio Crocifisso, l’usuraio del paese, e Nunziata, ragazza brava e giudiziosa che sposerà Alessi, con il quale farà risorgere il nome dei Toscano.

TEMA CENTRALE:
La vita e le disavventure dei Toscano, detti “I Malavoglia”, che vivono ad Aci Trezza, piccolo paesino di mare non molto distante da Catania, e che volevano cambiare la loro condizione sociale e invece hanno perso tutto.

TRAMA:
Questo romanzo ha come protagonista la famiglia dei Toscano detti “Malavoglia”, persone umili che vivono grazie alla pesca. La famiglia è composta da Padron ‘Ntoni, il patriarca, dal figlio Bastinazzo e dalla famiglia di quest’ultimo, la moglie più cinque figli. Padron ‘Ntoni, per aumentare il capitale della famiglia dopo l'annata scarsa e la partenza a militare di ‘Ntoni, il nipote più grande, acquista a credito dallo zio Crocifisso un carico di lupini; ma una tempesta travolge la barca dei Malavoglia, la “Provvidenza”, facendo perdere il carico di lupini e provocando la morte di Bastianazzo. Sì avviano così e sventure dei Malavoglia: lo zio Crocifisso pretende il pagamento del debito e, nonostante il lavoro di tutta la famiglia, per pagarlo viene venduta la “casa del nespolo”. Luca è costretto a partire militare dopo il ritorno del fratello maggiore; troverà la morte nella battaglia di Lissa. Le difficoltà economiche impediscono il matrimonio della Mena con un ottimo partito; e ad ogni avvisaglia di ripresa nuove sventure calano sulla famiglia: ‘Ntoni prende una cattiva strada e finisce in prigione in seguito a una lite con un brigadiere; la Longa muore di colera; Padron ‘Ntoni, dopo aver perso praticamente tutto, viene messo in ospedale dove muore e Lia scappa dal paese. Così della grande famiglia dei Malavoglia rimangono solo tre dei figli di Bastianazzo: ‘Ntoni, in prigione, la Mena e Alessi il quale, dopo essersi sposato, riconquista la “casa del nespolo”. Il romanzo si chiude con il ritorno di ‘Ntoni che però capisce di non essere adatto alla semplice vita di Aci Trezza e così decide di andarsene definitivamente.

GIUDIZIO PERSONALE:
Se da una parte l’utilizzo del linguaggio parlato facilita la scorrevolezza di tutto il racconto, le molte parole e inflessioni dialettali rendono più difficile la comprensione di alcune parti. Inoltre l’uso del discorso indiretto complica la comprensione dei dialoghi e degli interventi dei vari personaggi, confondendo la lettura. Tuttavia la vicenda è semplice ed interessante in quanto descrive la realtà per quello che è, dando un quadro molto preciso della realtà siciliana del tempo.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE:
Nato a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di possidenti, Verga cominciò a scrivere giovanissimo, pubblicando nel 1861-62 il suo primo romanzo, I carbonari della montagna. Nel frattempo, dopo aver rinunciato a laurearsi in legge, prestò servizio per un quadriennio nella Guardia Nazionale. Nel 1865, con il primo dei tanti viaggi a Firenze, inizia la maturazione letteraria del Verga. Nel 1872 fino al 1893 Verga dimorò a Milano dove entrò a far parte degli scapigliati milanesi e si procurò un indiscusso successo con vari romanzi tra cui Eva, Eros e Tigre reale. Ma già veniva maturando in lui un’alternativa, a cominciare dal “bozzetto siciliano” Nedda e dell’abbozzo dei Malavoglia, prima tappa di un ciclo narrativo che, sul modello di quello zoliano, doveva tracciare un quadro obbiettivo dell’intera società. La raccolta di novelle Vita dai campi completa l’analisi del mondo contadino siciliano già delineatasi nei Malavoglia e compiuta con le Novelle rustiche e il Mastro-don Gesualdo. Negli stessi anni Verga stampa altre raccolte di novelle che segnano la fine della sua grande stagione creativa. Ritiratosi in Sicilia nel 1893, Verga tenta invano di concludere il “ciclo dei vinti” ma si limita a comporre due atti unici e il dramma Dal tuo al mio. Gli ultimi anni sono contrassegnati da preoccupazioni economiche, da posizioni ideologiche sempre più arretrate, ma anche dai teneri rapporti epistolari con Dina di Sordevolo. La morte raggiunge Verga il 27 gennaio 1922 per un attacco di trombosi.

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La coscienza di Zeno – Italo Svevo

AUTORE: Italo Svevo
TITOLO: La coscienza di Zeno
GENERE: Romanzo / Autobiografia
DESCRIZIONE PERSONAGGI:
Il personaggio di Zeno Cosini ha un carattere abbastanza debole e influenzabile ma allo stesso tempo forte e autoritario. Vive in una condizione di agiatezza, soprattutto grazie all’eredità e all’azienda lasciatagli dal padre, di cui però non ha la completa gestione, poiché per la scarsa stima nutrita per il figlio il padre la aveva affidata in tutela all’amministratore Olivi. Il Dottor S. è lo psicanalista che impone a Zeno la stesura del racconto. Con il protagonista ha un rapporto conflittuale: Zeno trova interminabili quelle sedute dal dottore, tanto da crederle inutili e, infine, da abbandonarle. Giovanni Malfenti è un furbo commerciante, che funge per Zeno da maestro d’affari, amico, suocero, nonché suo secondo padre. Augusta è la buona e dolce moglie di Zeno, è stata scelta dopo il rifiuto a sposare Zeno da parte della sorella Ada. È disposta a vivere ed assistere suo marito e la famiglia, a cui si dedica con tutte le sue forze e il suo amore. Guido è inizialmente l’antagonista di Zeno in quanto amante – e poi marito - di Ada; ma in seguito diventa il suo migliore amico e socio in affari.

TEMA CENTRALE:
La storia di Zeno e della sua “malattia”, un’autobiografia nata come obbligo imposto dallo psicanalista per indurre Zeno a trovare la ragione del suo vizio (il fumo) e, quindi, a smettere.

TRAMA:
Arrivato all'età di 57 anni, Zeno decide di intraprendere una terapia psicoanalitica per liberarsi da vari problemi e complessi che lo affliggono, per uscire dal vizio del fumo e dalla "malattia" che lo tormenta. Lo psicanalista, il Dottor S., gli consiglia di scrivere un diario sulla sua vita, ripercorrendone gli episodi più importanti. Il primo capitolo è l'analisi del rapporto tra il protagonista e suo padre, fatto spesso di silenzi e malintesi fino all'ultimo colloquio, quando in punto di morte il padre, avendo male interpretato un gesto del figlio, lo colpisce con uno schiaffo; un equivoco che pone un doloroso sigillo alla vicenda. Zeno passa poi a narrare la storia del suo matrimonio e di come, innamoratosi di una delle 3 sorelle Malfenti, Ada, si trovi poi, passivamente, a sposare quella meno desiderata, Augusta. Carla, la terza donna che entra nella sua vita, dopo Ada ed Augusta, compare nel romanzo in modo del tutto casuale. La sua figura è collegata ad Augusta, con la quale è messa spesso a confronto. Nonostante Zeno voglia considerare la sua relazione con Carla una semplice "avventura" per "salvarsi dal tedio" della sua vita coniugale, Carla stringe con Zeno una relazione forte. Ciò si ripercuoterà nel difficile abbandono di quel rapporto; vissuto da Zeno con contrarietà, in modo molto simile all’abbandono del vizio del fumo. La "storia di un'associazione commerciale" è la narrazione dei rapporti tra il protagonista e Guido Speier, divenuto suo cognato. Dopo un periodo di reciproca diffidenza, causata anche dalla gelosia di Zeno perché Guido gli ha sottratto Ada, i due diventano amici; l'azienda che costruiscono ben presto va in completa rovina a causa dell'inadeguatezza e la disattenzione dell'uno e dell'incertezza dell’altro. Guido finge un suicido per salvare l'onore e ottenere un ulteriore prestito dalla famiglia della moglie; purtroppo però sbaglia le dosi del sonnifero e, per errore, muore davvero. Nelle ultime pagine il protagonista dichiara di voler abbandonare la terapia psicoanalitica, che considera fonte di nuove malattie dell'animo e incapace di restituire all'uomo la salute.

GIUDIZIO PERSONALE:
Ho trovato questo libro molto interessante sebbene contorto e ripetitivo in certe parti della storia. D’altra parte, però, la storia raffigura molto bene i vizi e i difetti di Zeno, molto simili a quelli degli uomini di oggi.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE:
Italo Svevo, pseudonimo del triestino Ettore Schmitz, fu autore di alcune raccolte di racconti, in gran parte uscite postume (tra i quali: La novella del Buon Vecchio e della Bella Fanciulla, Vino generoso, Il Vecchione, Una burla riuscita e Corto viaggio sentimentale), di testi teatrali e di tre romanzi "maggiori": Una vita (1892), Senilità (1898), La coscienza di Zeno (1923). Compiuti gli studi in Germania, visse a Trieste — allora appartenente all’Impero Austro-Ungarico — città intrisa di influssi etnici e culturali molto diversi tra loro. Gravi problemi economici e l’insuccesso della sua attività letteraria lo costrinsero a impiegarsi prima in banca, poi presso un’industria. Dopo il discreto favore con cui la critica accolse l’uscita di Una vita, seguito dal "vuoto" che accompagnò la pubblicazione di Senilità, Svevo si astenne per venticinque anni dalla pubblicazione di opere. Ma in questi venticinque anni studiò, scrisse e non riuscì a eliminare dalla sua vita «quella ridicola e dannosa cosa che si chiama letteratura». Nel 1903 prese lezioni da J.Joyce, il quale più avanti contribuirà al successo di Svevo tessendone le lodi. Intanto, anche in Italia, grazie soprattutto a Eugenio Montale, intorno al 1925-'26, lo scrittore venne finalmente "scoperto": si parlò, in seguito, di un vero e proprio «caso Svevo». In Francia il pieno riconoscimento del suo valore letterario avviene tramite i critici Valéry Larbaud e Benjamin Crémieux. I tre romanzi, i quali costituiscono una specie di trilogia che approfondisce una tematica a sfondo autobiografico, sono tesi a cogliere l’analisi spietata dell’inconfessabilità dell’io più profondo. I protagonisti, infatti, in qualche modo si somigliano: in Una vita, il personaggio sveviano è incapace di un’esistenza estroflessa, in Senilità diviene consapevole dell’impossibilità di incidere significativamente nella vita reale, e nella Coscienza di Zeno — ispirato alla confessione psicoanalitica di Freud — romanzo ormai pienamente maturo, il protagonista finisce per guardarsi vivere, cosciente della propria «malattia» e senza alcuna speranza, o forse volontà, di poterne mai guarire. Partito da moduli veristici e dallo psicologismo francese, ispirandosi a Zola e Goncourt, l’esperienza letteraria di Svevo si conclude infine — ormai più vicina a Proust e Joyce — con la testimonianza della crisi dell’uomo moderno che inevitabilmente deriva dal crollo della concezione classica e cristiana, e dalla coscienza dell’inevitabile fallimento di ogni tentativo di determinare in qualche modo gli eventi che lo coinvolgono.

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Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

AUTORE: Luigi Pirandello
TITOLO: Uno, nessuno e centomila
GENERE: Romanzo Psicologico / Autobiografia
DESCRIZIONE PERSONAGGI:
Vitangelo Moscarda è padrone della più importante banca di Richieri, di cui però non si occupa. Psicologicamente è un personaggio interessante, sembra essere l’unico in grado di pensare in una società che rifiuta la personalità e la riflessività, che punta sull’azione e sul risultato. E’ stanco delle convenzioni, è stanco di vedere uomini appagati dalla falsità; proprio per questo cerca di mettere in crisi il ragionamento e la mentalità che hanno portato le cose ad un tale stato. Dida è la moglie di Vitangelo, vede il marito come un uomo sciocco e forse per questo ha l’abitudine di chiamarlo Gengè. Da lei partono le riflessioni di Moscrda, quando gli fa notare che il suo naso pende verso destra.

TEMA CENTRALE:
Le riflessioni del protagonista sul dualismo tra essere e apparenza, che creano un’errata associazione tra aspetto fisico e personalità; sulla “superficialità” attribuita ai piccoli eventi quotidiani, sulla religione, sulla natura e la coscienza ed infine sul tempo e la vanità della vita.

TRAMA:
Vitangelo Moscarda si trova impegnato in un disperato esperimento, cioè quello di ricostruirsi un'esistenza svincolata dai condizionamenti imposti dalla natura e dalle convenzioni, e di afferrare la propria personalità autentica mediante un atto di libera scelta. Moscarda tenta l'allucinante ricerca di questo se stesso, per coglierlo nella sua spontaneità, nella sua espressione prima e genuina. Si propone perciò di distruggere il vecchio se stesso, quello condizionato dalla nascita, dall'educazione, dall'ambiente. Per questo dovrà cancellare l'immagine che gli altri hanno di lui, a cominciare dalla moglie. Si dà quindi a compiere atti di liberalità che appaiono in contrasto coi criteri di una sana amministrazione della sua banca e gli procurano un attestato di pazzia da parte della moglie, dei soci d'affari e anche dalle stesse persone da lui beneficiate. Interdetto dai familiari, abbandonato dalla moglie, finisce i suoi giorni in un ospizio per i poveri fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

GIUDIZIO PERSONALE:
Le riflessioni sono interessanti, ma spesso contorte e quindi difficili da comprendere alla prima lettura. Occorre quindi rileggere più volte per capire alcuni passaggi, e questo rallenta molto la lettura completa.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE:
Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 nei pressi di Girgenti (oggi Agrigento). Dopo gli studi liceali compiuti a Palermo, rientra nel 1986 a Girgenti, dove affianca per breve tempo il padre nella conduzione di una miniera di zolfo. Si iscrive prima all'università di Palermo, poi passa alla Facoltà di lettere dell'università di Roma, ma a causa di un contrasto con il preside si trasferisce all'università di Bonn, dove nel 1891 si laurea. Intanto ha già esordito come poeta con Mal giocondo (1889) e con Pasqua di Gea (1891). Nel '92, fermamente deciso a dedicarsi alla sua vocazione letteraria, si stabilisce a Roma, dove vive con un assegno mensile del padre. Nell'ambiente letterario della capitale conosce e stringe amicizia con il conterraneo Luigi Capuana, che lo spinge verso il campo della narrativa. Compone così le prime novelle e il suo primo romanzo, uscito nel 1901 con il titolo L'esclusa. Non abbandona tuttavia la poesia: escono nel '95 le Elegie renane, nel 1901 Zampogna, e nel 1912 Fuori di chiave. Nel 1894 sposa a Girgenti Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre. Si stabilisce definitivamente a Roma, dove nascono i tre figli. Inizia una fitta collaborazione con diversi giornali e riviste letterarie, sulle quali pubblica una ricca e vasta produzione narrativa. Scrive il romanzo Il turno (edito nel 1902); e lavora ai suoi primi testi teatrali. Nel 1903 l'allargamento di una miniera di zolfo causa alla famiglia Pirandello un grave dissesto economico e in seguito alla notizia dell'improvviso disastro finanziario Antonietta, già sofferente di nervi, cade in una gravissima crisi che durerà per tutta la vita sotto forma di grave paranoia. Vani saranno i tentativi di Pirandello di dimostrare che la realtà non è come invece pare alla moglie. Abbandonata la tentazione del suicidio, Pirandello cerca di fronteggiare la disperata situazione assistendo Antonietta; e per arrotondare il magro stipendio universitario impartisce lezioni private ed intensifica la sua collaborazione a riviste e a giornali. Nel 1904 Il fu Mattia Pascal, pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», riscuote un successo tale che uno dei più importanti editori del tempo decide di occuparsi della pubblicazione delle sue opere. Nel 1909 inizia la sua collaborazione, che durerà fino alla morte, al «Corriere della Sera» e pubblica la prima parte del romanzo I vecchi e i giovani. Nel 1911 esce il romanzo Suo marito. Negli anni della grande guerra scrive alcune celebri opere: Pensaci Giacomino!, Liolà (1916); Così è (se vi pare) , Il berretto a sonagli, Il piacere dell'onestà (1917); Ma non è una cosa seria e Il gioco delle parti (1918). Nel 1920 il teatro pirandelliano con Tutto per bene e Come prima , meglio di prima si afferma pienamente, e a partire dall'anno successivo raggiunge il grande successo internazionale con il capolavoro Sei personaggi in cerca d'autore. In questi stessi anni il cinema trae diversi film dai suoi testi teatrali e narrativi e nel 1924 Pirandello si iscrive formalmente al partito fascista, da cui ottiene appoggi e finanziamenti per la compagnia del Teatro d'Arte di Roma che sotto la sua direzione porta per tre anni il teatro pirandelliano in giro per il mondo. Nel 1926 esce in volume il romanzo Uno, nessuno e centomila. Il dramma La nuova colonia (1928) inaugura l'ultima stagione pirandelliana, quella fondata sui «miti» moderni, che culmina nell'opera incompiuta I giganti della montagna. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura. Si ammala di polmonite, mentre segue le riprese a Cinecittà di un film tratto da Il fu Mattia Pascal e muore nella sua casa romana il 10 dicembre 1936. Esce postuma l'edizione definitiva delle Novelle per un anno.

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Agostino – Alberto Moravia

AUTORE: Alberto Moravia
TITOLO: Agostino
GENERE: Romanzo / Racconto di formazione
DESCRIZIONE PERSONAGGI:
Agostino, il protagonista, è un giovane ragazzo tredicenne, di famiglia ricca, che è stato protetto dalla madre sin dall’infanzia. Ma quando anche per lui vi è l’incontro/scontro con la sessualità, egli è disorientato e confuso, ma cerca subito di apprendere, anche grazie ai suoi giovani amici, il più possibile sull’argomento. La madre di Agostino, vedova, è ancora una bella donna, desiderosa di rifarsi una vita sentimentale. In quell’estate al mare conosce Renzo, un bel giovanotto bruno, che diventa in breve tempo il suo amante. La donna non si rende conto del mutamento del figlio durante la vacanza: all’inizio i due sono legati da un rapporto speciale, finché lei non lo “tradisce” trascurandolo per passare più tempo con Renzo. Ci sono poi i ragazzi conosciuti da Agostino: Berto, il primo che ha conosciuto, il Saro, un vecchio bagnino omosessuale il cui amante è Homs, anche lui nel gruppo. C’è infine anche Tortima, che sembra il capo della banda e si prende gioco di Agostino durante la loro avventura nella casa di appuntamenti.

TEMA CENTRALE:
Il romanzo racconta un’estate di Agostino, ragazzo tredicenne che passa dall’adolescenza all’età matura. Viene affrontato il risveglio di un adolescente nel mondo del sesso e con esso lo scontro con la realtà adulta; ma nel racconto è analizzata anche la realtà delle classi sociali.

TRAMA:
Agostino è un ragazzo di tredici anni , ma in realtà è ancora un bambino; figlio unico di madre vedova (e piacente), proviene da una famiglia borghese benestante. Il giovane, in vacanza al mare a Viareggio con la madre, appare fiero e geloso di quest' ultima. Presto, però, la donna fa amicizia con un bellimbusto del luogo; questo rapporto rende molto infelice il piccolo Agostino, tanto che in lui scoppia una vera e propria crisi, aiutata anche dall'incontro del protagonista con una banda di ragazzi popolani: Berto, Tortima e tanti altri; in mezzo ai quali c’è anche Saro, un bagnino omosessuale che cerca di circuire Agostino, ed il suo amante, il negro Homs. Proprio questa banda nel modo più brutale, attraverso gesti espliciti e mimici di rappresentazione, darà consapevolezza ad Agostino di quella realtà del sesso che prima era rimasta come sepolta al fondo della sua coscienza. Poi, agli occhi di Agostino, tutto parrà inspiegabilmente diverso: la figura, i gesti della madre si presentano al ragazzo accompagnati da fantasie erotiche, pur non trattandosi di una perversione, ma di un’attenzione morbosa che ha in sé il senso di una rivalsa: il rancore di chi si rende conto di essere stato fino ad allora ingannato. Sarà appunto questa sovrapposizione della donna alla madre, con il pericolo di cedere ad un desiderio edipico, che spingerà Agostino a varcare la soglia di una casa chiusa del paese. Respinto a causa dei pantaloni corti, Agostino viene bruscamente ribattuto in questa sua nuova solitudine e lasciato con la propria consapevolezza di adolescente.

GIUDIZIO PERSONALE:
Si tratta di una storia interessante perché racconta la realtà adolescenziale, scritta in un modo semplice e fluido che ne rende piacevole la lettura. Ci sono molte riflessioni interessanti ed è molto realistica la descrizione dei dubbi e delle incertezze di Agostino.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE:
Alberto Pincherle nacque il 28 novembre 1907 a Roma; aveva due sorelle ed un fratello, ed il padre era architetto e pittore. Visse la sua prima infanzia normale sebbene solitaria, ed a nove anni si ammalò di tubercolosi ossea, malattia che si portò dietro fino all’età di 16 anni. Nonostante avesse conseguito solamente la licenza ginnasiale, leggeva moltissimo e scriveva piccoli versi in svariate lingue per compensare la sua irregolarità di studi. Nell’autunno del 1925 cessò del tutto di comporre versi e iniziò la stesura de “Gli indifferenti”, libro che cercherà ma non riuscirà a far pubblicare sulla rivista “900”. Riuscirà successivamente, grazie alla raccomandazione di Cesare Gardini ed al prestito del padre, a farlo pubblicare presso la casa editrice Alpes. Il libro ebbe molto successo, e di qui Moravia cominciò a collaborare presso varie riviste e la stenderà parallelamente alcune novelle quale “Cinque sogni”. A partire dal 1930 Moravia iniziò a viaggiare e a scrivere articoli di viaggio prima per “La Stampa”, poi per la “Gazzetta del Popolo”. Viaggiò in Francia, negli Stati Uniti e poi in Cina, inoltre andò anche in Grecia, visto che andavano peggiorando i suoi rapporti con il fascismo romano, comprando continuamente libri. Una volta tornato in Italia si sposò nel 1941 con Elsa Morante. Nel 1943 venne pubblicato in edizione limitata il libro “Agostino”. Nel 1945, nell’immediato dopoguerra, Bompiani pubblicò il libro “Agostino” che vinse anche un premio letterario. Ricominciò inoltre la collaborazione con diversi giornali quali “Il mondo”, “Il corriere della sera”, “L’europeo”. Di qui Moravia, ormai scrittore affermato e firma richiesta, pubblicò vari libri, scrisse altre sceneggiature di film e sue vecchie opere verranno rivalutate. Nel 1953 fondò a Roma con Alberto Carrocci la rivista “Nuovi Argomenti”, per la quale scriveranno notevoli autori quali Montale e Calvino. Tra vincite di premi letterari, collaborazioni autorevoli, scrittura di prefazioni per libri importanti, Moravia consolidò la sua amicizia con Pier Paolo Pasolini con il quale scrisse per riviste autorevoli. Questa sua autorevolissima ascesa nel campo letterario culminò con il suo rifiuto alla candidatura per il senato italiano, anche se poi l’8 maggio 1984 accettò la candidatura (e venne poi eletto) per le elezioni europee come indipendente nelle liste del PCI. Morì il 20 settembre 1990 nella sua casa romana rimanendo uno dei più importanti scrittori novecenteschi italiani.

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La giornata di uno scrutatore – Italo Calvino

AUTORE: Italo Calvino
TITOLO: La giornata di uno scrutatore
GENERE: Romanzo / Saggio
DESCRIZIONE PERSONAGGI:
Il protagonista del racconto è Amerigo Ormea, un giovane intellettuale comunista, che viene nominato scrutatore in un seggio elettorale situato all’interno dell’istituto religioso “Cottolengo”. È una persona portata, dal proprio carattere, verso una vita piuttosto tranquilla e raccolta, ma che non si tira indietro quando si tratta di fare qualcosa che sente utile e adatto a lui. Insieme ad Amerigo ci sono altre persone che svolgono il suo stesso compito: due donne, un presidente ed un altro scrutatore, definito dall’autore “lo smilzo”. La donna con la blusa bianca e con “un’aria da maestra elementare” appartiene, come pure il presidente e lo smilzo, alla Democrazia Cristiana, per cui risulta essere l’antagonista di Amerigo, essendo egli comunista. La donna col golfino arancione ha circa trent’anni, un viso rosso di lentiggini e Amerigo ipotizza che possa essere un’operaia o un’impiegata. Appartiene al partito socialista ed è la prima che tenta di imporsi per far rispettare la legalità nel seggio e possiede un temperamento piuttosto impaziente. La suora e l’anziano contadino, padre di un ricoverato, aiutano Amerigo facendogli capire la vera essenza dell’amore. Anche la figura della fidanzata concorre a far comprendere ad Amerigo che il legame che li congiunge è importante e profondo come quello che unisce la suora ed il contadino ai minorati.

TEMA CENTRALE:
Questo libro porta le riflessioni del protagonista, avvenute durante la sua giornata come scrutatore al seggio elettorale, su quella che poi venne chiamata “legge-truffa”, sull’infelicità dell’uomo, sul dolore e sulla responsabilità di avere dei figli; nonché sul comunismo.

TRAMA:
Amerigo Ormea è stato chiamato a svolgere il ruolo di scrutatore alle elezioni del ‘53 presso il seggio del “Cottolengo”. Qui nota i molti soprusi compiuti da suore e preti che votano, al posto di individui incapaci di intendere e di volere, a favore della Democrazia Cristiana. Per questo motivo egli rimane profondamente turbato, ma i suoi tentativi di arginare le ingiustizie che distinguono le operazioni di voto sono deboli e inconcludenti. Durante la giornata, tuttavia, l’atteggiamento di Amerigo cambia radicalmente: membro del "seggio distaccato", riesce ad impedire che il voto venga estorto ad alcuni malati. In conclusione, spostandosi tra le corsie, Amerigo entra in contatto con due figure che lo colpiscono nel profondo: quella di una suora che dedica la propria vita alla cura dei malati e quella di un anziano padre che passa ogni domenica seduto su una sedia a schiacciare mandorle per il figlio, che si accorge a malapena della sua presenza. Da questo momento in poi, Amerigo non si riconosce più nella figura di intellettuale illuminista e marxista che era stato fino al giorno prima.

GIUDIZIO PERSONALE:
Questo romanzo è una meditazione filosofica su che cosa significhi il far votare i deficienti e i paralitici, ma soprattutto è una meditazione su se stesso del protagonista. Si tratta di un libro molto riflessivo e per questo un po’ noioso, nonostante i pensieri del protagonista siano interessanti e analizzino temi attuali.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE:
Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, presso l’Avana. Il padre, Mario, è un agronomo di vecchia famiglia sanremese; la madre, Evelina Mameli, sassarese d’origine, è laureata in scienze naturali e lavora come assistente di botanica all’Università di Pavia. Nel 1925 la famiglia Calvino fa ritorno in Italia. Nell’arco di tempo che va dal 1929 al 1933, frequenta le Scuole Valdesi; è tollerante verso le opinioni altrui, particolarmente nel campo religioso. Nel 1939-40 la sua posizione ideologica rimane incerta, sospesa fra il recupero di un’identità locale ed un confuso anarchismo. Scrive brevi racconti, opere teatrali e poesie d’ispirazione montaliana. Nei due anni seguenti s’iscrive alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino e stringe amicizia con Eugenio Scalfari, che trova stimolo per interessi culturali e politici. Nel 1943 si trasferisce alla Facoltà di Agraria e Forestale della Regia Università di Firenze. Dopo l’otto settembre, renitente alla leva della Repubblica di Salò, passa alcuni mesi nascosto e vive un periodo di solitudine e letture intense, che saranno determinanti per la sua vocazione di scrittore. Nel 1944 partecipa alla guerra partigiana nelle brigate Garibaldi e, dopo la guerra, si laurea all’università di Torino. Attivista del PCI nella provincia di Imperia, scrive su vari periodici e diviene amico di Cesare Pavese. Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno. Nel 1948 lascia l’Einaudi per lavorare all’edizione torinese dell’Unità, dove si occupa della redazione della terza pagina. Comincia a collaborare al settimanale comunista “Rinascita” con racconti e note di letteratura. Nel 1949 esce la raccolta di racconti Ultimo viene il corvo e nel 1951 scrive Il visconte dimezzato e compie un viaggio in Unione Sovietica; durante la sua assenza muore il padre, del quale ricorderà la figura nel racconto autobiografico La strada di San Giovanni. Nel 1957 esce Il barone rampante, mentre nel 1959 esce Il cavaliere inesistente. Nel 1962 a Parigi fa conoscenza con Esther Judith Singer (detta Chichita), traduttrice argentina che lavora presso organismi internazionali come l’UNESCO e l’International Atomic Energy Agency. Nel 1963 prende forma in Italia il movimento della neoavanguardia ed esce La giornata d’uno scrutatore. Nel 1964 a l’Avana sposa la Singer e ha un colloquio con Ernesto “Che” Guevara. Si stabilisce a Roma con la moglie. Nel 1968 segue la contestazione studentesca con interesse, ma senza condividerne atteggiamenti e ideologia. Nel 1985, colto da un ictus il 6 settembre a Castiglione della Pescaia, viene ricoverato all’ospedale di Siena. Muore in seguito a emorragia cerebrale nella notte fra il 18 e il 19.

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